I Rolling Claps, impegnati nel periplo del Friuli Venezia Giulia, sono stati accolti a Cividale dal direttore di Promoturismo e dal “Treno delle lingue” Domenica mattina i Rolling Claps si sono incamminati sul Ponte del Diavolo con i loro zaini pieni di vita, i fotografi che scattavano per cogliere il momento, il Natisone che luccicava sotto un sole finalmente primaverile. Così la compagnia di viandanti che solca le antiche vie è giunta a Cividale del Friuli, dopo aver compiuto la prima parte del periplo del Friuli Venezia Giulia. Hanno percorso 150 chilometri in otto giorni partendo da Muggia e camminando il più possibile lungo la linea del confine, toccando Bagnoli, Basovizza, Pliskovica, Medeazza, Nova Gorica e Gorizia, la Brda slovena e il Collio e infine Prepotto e i Colli Orientali del Friuli. Presto ripartiranno per il tratto successivo, quello che lambisce le Valli del Natisone e poi dal Matajur entra nelle Alpi. Dovevano farlo il prossimo anno, ma lo anticiperanno in autunno, per poi lasciare le montagne più alte alla stagione clemente.

È stato un cammino felice quello che si è svolto nei giorni scorsi; mediamente faticoso e accessibile a tutti, con tappe fra i 15 e i 25 chilometri. Una traccia segnata che potrebbe diventare un cammino da riproporre perché è bello, tocca luoghi meravigliosi, dal Carso alle vigne, dal mare alle cime che hanno fatto la storia, come l’Hermada, il Sabotino. Di questo hanno voluto sapere gli esperti che hanno incontrato i Rolling Claps all’arrivo, in un incontro pubblico che è stato propiziato dalle Ferrovie Udine-Cividale e dal suo amministratore Maurizio Ionico. Marco Tullio Petrangelo, direttore di Promoturismo Fvg, ha chiesto ai camminatori di raccontare il progetto. Luca Postregna, sindaco delle Valli, ha raccolto il testimone – lanciato anche dal progetto Through Lanscape per voce di Teresa Terranova di Tinaos -: Stregna li accoglierà per il prossimo cammino.

I Rolling Claps hanno raccontato l’esperienza, sottolineando che “non si possono costruire itinerari a piedi a tavolino” ma che “bisogna portare la gente ad amare i cammini della regione”. Per fare questo, è necessario trasmettere la passione, il calore di chi accoglie, oltre a saper raccontare il territorio, conoscerlo a fondo. Chi cammina ama godersi “il mentre”, ovvero tutti i momenti della giornata in cui è impegnato a marciare, e non solo la partenza e l’arrivo, perciò gli itinerari e la loro progettazione devono tenere conto del tragitto e non solo dei punti di sosta.

Il mondo dei cammini sta vivendo un vero boom: ci sono più camminatori dei cammini disponibili, dicono i dati forniti dall’Associazione Europea delle Vie Francigene. Molti viaggiatori si mettono sulla strada cecando nuove vie, perché hanno già percorso le più conosciute. Ecco allora che si prospettano il problema della segnaletica – ben fatta, non invasiva -, e dell’accoglienza (non solo costosa, anche economica). “Se gli amministratori pubblici camminassero di più, capirebbero quel di cui hanno bisogno i camminatori”. Questo è stato l’invito alla viandanza rivolto dai Rolling Claps ai politici, agli operatori turistici e culturali, raccolto subito dall’assessore di Cividale Giuseppe Ruolo, che ha parlato di un gruppo di cammino attivo e numeroso che si muove in città. Ma va fatto un distinguo: non a un marciatore atleta si rivolge il turismo del cammino, bensì a un viaggiatore culturale che si muove lento, col passo dell’ultimo, che ama incontrare, scoprire, vivere le esperienze passo dopo passo, senza fretta, con curiosità e consapevolezza. A quel turista si rivolge anche il “Treno delle lingue”, come sono stati ribattezzati i convogli delle linee ferroviarie che conducono a Villaco o a Cividale e che permettono di portare biciclette e passeggeri in luoghi deputati al turismo slow.

Di tante altre cose si è parlato – confini, identità, ideologie, ambientalismi – in un incontro denso e partecipato, che si è concluso con lo scambio di magliette (dei Claps), gadget propiziatori (Micotra, le ferrovie locali) e un arrivederci alla prossima partenza, tutti – politici compresi – zaino in spalla.

Di cosa ha bisogno la regione per attirare il nuovo turismo slow?

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