È l’alba di un nuovo giorno da Claps. Ci svegliamo nell’ostello di Nova Gorica, un grande edificio razionalista ai bordi della città, una struttura socialista che rivela tutti i suoi anni e la sua decadenza. Apparentemente moderno, in realtà è piuttosto run down, tanto che restiamo temporaneamente bloccati in camera, non ci sono evidenti uscite di sicurezza, e la colazione comunista è un piccolo gioiellino, soprattutto per le tazze che in realtà sono gamelle dell’armata rossa.
Appena ricomincia a piovere naturalmente ripartiamo e ci portiamo a Gorizia, ripassando un confine cittadino. Sono le dieci, l’atmosfera è strana, forse sono io, vecchie signore ci guardano passare da negozi d’altri tempi, ci sono persino delle mercerie, qualche pronto moda, sembra anche qui che il tempo degli uomini abbia subito dei rallentamenti, ma forse è solo la conseguenza di troppi anni di errori, di guerre e di politica.
Certamente bisognerebbe restare di più per capire, per parlare con la gente, per osservare, ma abbiamo altri progetti, a parte una pasticceria da urlo.
Quando riprendiamo il cammino, non vorrei dirlo, ovviamente ricomincia a piovere. Passiamo l’Isonzo che trascina a valle tutti gli effetti dell’allerta meteo e risaliamo per una valletta umida e boscata.
E così, dopo l’ultima curva della strada, appare il Collio avvolto di foschie, le vigne e le dolci e verdi colline che si immaginano per ora soltanto, visto che la perturba non ci molla.
Non c’è nessuno in giro, perché è festa nazionale, sono quasi le tre e troviamo un ristorante bar. Si potrebbe mangiare, c’è un bel menù, ma noi Claps seguiamo rigidamente la dieta liquida, sauvignon, malvasie, schioppettini e quant’altro in quantità industriali…passiamo un altro confine e torniamo in Slovenia.
A venti minuti per fortuna c’è un altro pub mentre ormai diluvia senza pietà, il Collio ridiventa immaginario e noi, sempre nel monsone, arriviamo all’ultima meta, l’agriturismo della famiglia Štekar.
Splendida accoglienza, vini macerati e unici dai sapori primitivi ed ancestrali, ottimo cibo e grande personaggio. Merita, in questo mondo accelerato e multinazionale, l’incontro con chi dei suoi pochi ettari dal 1675 ha saputo mantenere e costruire un piccolo grande tesoro.
I claps riconoscenti svuotano tutte le bottiglie a loro disposizione, e sono tante, a testimonianza dell’ospitalità ricevuta.
Così tra sogni e fumi, ci trasportiamo nei territori del sogno che tanto amiamo.

Tappa 6 – 27 aprile – Da Nova Gorica a Kojsko

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